Ecco gli argomenti vincenti

Senza “catastrofismo”, parlando di argomenti tecnici ed economici, abbiamo contribuito a convincere 27 milioni di Italiani che il nucleare non è il futuro.
Prova a leggere le nostre argomentazioni.

Referendum: nasce un nuovo modo di fare politica?

Quella del 13 giugno è una grande vittoria di tutta l’Italia. Una vittoria molto più grande di quello che il pur lusinghiero dato referendario riesce a rappresentare. Negli anni a venire le statistiche ricorderanno il dato dell’affluenza alle urne e la schiacciante percentuale dei Si. Si ricorderà che è stata la maggioranza assoluta degli Italiani a fermare definitivamente il nucleare e a dire che non è liberale costringere una società pubblica di gestione dei servizi idrici ad aprire ai privati, anche se fornisce un buon servizio.
Ma chi ha partecipato attivamente e per mesi alla campagna referendaria, a partire dalla raccolta delle firme per promuovere la consultazione popolare, ricorderà anche che è stata una corsa ad ostacoli.

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Grande vittoria degli Italiani

Quella di oggi è una grande vittoria di tutta l’Italia. Una vittoria molto più grande di quello che il pur lusinghiero dato referendario riesce a rappresentare. Davide ha sconfitto di nuovo Golia, le nostre fionde hanno vinto sui cannoni mediatici: mentre lo spot del Forum Nucleare costato 9 milioni di euro è stato condannato per pubblicità ingannevole, i volantini autoprodotti da migliaia di volontari hanno convinto.

Non sono bastati gli sgambetti, i trucchi parlamentari, le date sbagliate date da TG1 e TG2, l’invito del meteo RAI a “organizzare una giornata al mare” domenica 12 giugno. E non sono bastati neanche i tentativi di strumentalizzazione del voto popolare fatto nelle ultime settimane da politici arrivati buoni ultimi, e dopo molti sostanziali ripensamenti, tra il popolo libero che voleva fermare il nucleare e mantenere l’acqua pubblica.

Questa campagna referendaria è stata una vera e propria corsa a ostacoli, ma alla fine siamo arrivati al traguardo con le braccia al cielo in segno di vittoria.

Con il voto di oggi tutti gli Italiani di destra, di centro e di sinistra hanno dimostrato di saper pensare con la propria testa. E scegliere per il bene dell’Italia a prescindere dagli ordini impartiti dalle segreterie dei partiti. Di tutti i partiti.

Vi scriviamo da una piazza Bocca delle Verità, a Roma, gremita e festante. Tra le mille bandiere di oggi ci sono anche quelle della Comunità di Fare Verde che in tutta Italia ha dato un contributo splendido e creativo a questa vittoria. Siamo qui per tutti voi. Grazie a tutti per questa vittoria storica e corale.

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La Sardegna insegna: contro il nucleare, mobilitazione ampia e trasversale

Fare Verde, che fa della trasversalità politica la sua bandiera, commenta il risultato straordinario della Sardegna: affluenza doppia rispetto al quorum richiesto e il 98% di elettori contrari al nucleare.

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Nucleare: il grande equivoco dei liberisti nostrani.

Ai liberisti italiani e ancor più agli elettori del centrodestra bisogna spiegare che il nucleare è l’esatto contrario di quello in cui credono: libertà di mercato e di impresa, assenza di interventi statali in economia, indipendenza energetica nazionale, federalismo. Il nucleare è una scoria della guerra fredda, un sistema che nelle economie sovietiche stataliste e centralizzate ci stava a pennello e che, in una logica di blocchi contrapposti, si è diffuso anche in Occidente. Più per ragioni strategiche e militari che per altro. Un sistema che oggi, con la scomparsa di tutti i totalitarismi del ’900, per fortuna, non è più necessario.

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Nucleare: per Fare Verde quella del Governo è una ritirata strategica.

Alla fine il Governo si ritira dal fronte nucleare? “Prima ancora che dal quorum, il Governo Italiano sembrerebbe sconfitto dai sondaggi – afferma Massimo De Maio, presidente di Fare Verde – “e decide di abbandonare il campo di battaglia senza neanche affrontare il movimento antinucleare. Tuttavia, dopo la moratoria, ci sono tutti gli elementi per pensare ad una ritirata strategica che lasci più tempo all’industria nucleare per riorganizzarsi. È per questo che non bisogna abbandonare il campo.”

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